• Psicologa Chiara Zanchi

Consapevolezza emotiva e cognitiva

L. mi dice che uno dei motivi per cui mi ha chiamata è perché a volte non si capisce, le succede qualcosa che non sa spiegarsi. <<C’è una parte di me che apprezzo, quella buona, in cui mi riconosco. Poi però c’è anche quell’altra parte che salta fuori all’improvviso e che non mi piace. La definirei cattiva perché arriva così, senza che io capisca il perché e fa un gran casino>>. Istintivamente decido di prendere un foglio e dei colori, lo appendo alla parete. <<Dimmi tutto quello che ti viene in mente quando pensi alla parte di te che definisci cattiva>>. L. è un fiume in piena, utilizza diversi termini. Io mi limito a scrivere. <<E se pensi a quella che definisci buona?>>. Il foglio si riempie di termini spesso legati alla sfera affettiva. Mi risiedo e per un tempo indefinibile guardiamo entrambe quel ricco insieme di parole appeso al muro. Poi L. mi guarda e mi accenna un sorriso. <<Qual è la parola su cui ti sei soffermata di più a guardare?>> <<Pensieri brutti, è la cosa che detesto di più di me. Quando arrivano sono incontrollabili e rovinano tutto, non capisco cosa succede e perché mi comporto in un modo che non è mio.>> <<Che emozione sta dietro a questi pensieri?>>. <<Spesso c’è la paura e la rabbia>>.

Decido di parlarle di “stampo emotivo” e “stampo cognitivo”.

Imparare a chiedersi “come sto in questo momento? Che emozione sto provando?” aiuta a capire quale pensiero può sorgere dopo. Se mi rispondo sono arrabbiato, mi posso aspettare di sviluppare pensieri rabbiosi. Se sono triste mi posso aspettare dei pensieri tristi. Se sono serena, tenderò a creare pensieri più ricchi di equilibrio e oggettività. Saper anticipare la natura dei pensieri a partire dall’emozione che è presente in quel momento, può aiutare ad esserne più consapevole e quindi a non sentirsi in preda di questi. L’obiettivo non è eliminare i pensieri negativi, quelli ci saranno sempre. Quello che è utile è esserne consapevoli, per accoglierli e saperli gestire, riducendo il rischio di esserne vittima. <<E’ come smettere di essere la marionetta mossa dai fili dei pensieri brutti. Essere più consapevole del proprio mondo emotivo, fermarsi a sentire cosa si sta provando e quali pensieri automatici si sono creati di conseguenza, ti renderà il regista dei fatti che accadranno, belli e brutti che siano.>>